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Conclusiones CM publice disputandae

secundum doctrinam latinorum arrow 4. Iohannis Scoti

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I.4.7. Ens dicitur de deo et creatura univoce in quid.

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All: “Ser” se dice de Dios y de la criatura unívocamente en su predicado esencial.
 

 


 

 

All: Un termine è predicato in quid quando si affermano rettamente di un soggetto i suoi aspetti essenziali, poiché quel quid è definito appunto mediante quelle note, senza limitarsi a una parte sola della sua essenza, ad es. quando si dice che Socrate è uomo. Ora, sia di Dio sia della creatura si dice che sono o esistono. Tommaso d'Aquino e tutti i tomisti sostengono che l'essere in quanto tale è il concetto analogico per eccellenza, il che significa che è predicato propriamente di tutta la realtà ma che il modo è essenzialmente diverso secondo il genere di cui si tratta. Così, l'essere divino è analogo ma non identico all'ente creato ed infinitamente lontano da quello di Dio. Proprio perché analogo, sostengono i tomisti, l'essere non si può considerare il massimo genere, dato che un genere è predicato in modo univoco e non analogico di diverse specie, mentre l'essere non si può attribuire univocamente, cioè, nello stesso senso, a Dio e alle creature (cf., per es., Tommaso d'Aquino, In I Sent. d.8, q.4, a.2). Invece, gli scotisti ritengono che, al di là delle sue specificità, la nozione di essere sia assolutamente unica variando attualmente e formalmente in base ai diversi gradi metafisici degli enti. Secondo Duns, è a partire da queste specificità che si può astrarre il concetto di essere (cf., ad es., Opus ox.I, d.3, qq.1 et 3; d.8, q.3). I tomisti si oppongono a questo modo di considerare le cose e obiettano che ciò implicherebbe precisamente assumere l'essere come massimo genere. Pico sostiene che è sbagliata l'interpretazione scotista della posizione di Tommaso d'Aquino al riguardo; sciogliere quest'equivoco sarà la base del suo tentativo di conciliazione tra le due posizioni opposte (cf. II. 42).