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Proemio

Prima Giornata

Seconda Giornata

Terza Giornata

Quarta Giornata

    Introduzione

    Novella Prima

    Novella Seconda

    Novella Terza

    Novella Quarta

    Novella Quinta

    Novella Sesta

    Novella Settima

    Novella Ottava

    Novella Nona

    Novella Decima

    Conclusione

Quinta Giornata

Sesta Giornata

Settima Giornata

Ottava Giornata

Nona Giornata

Decima Giornata

Conclusione dell'autore

Il Decamerone - Quarta Giornata - Novella Quinta

[Voice: filomena]
[001] I fratelli d' Ellisabetta uccidon l'amante di lei: egli l'apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato; ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi sú piagnendo ogni dí per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolor poco appresso.

[Voice: author]
[002] Finita la novella d' Elissa, e alquanto dal re commendata, a Filomena fu imposto che ragionasse: la quale, tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna, dopo un pietoso sospiro incominciò.

[Voice: filomena]
[003] La mia novella, graziose donne, non sarà di genti di sí alta condizione, come costor furono de' quali Elissa ha raccontato, ma ella per avventura non sarà men pietosa: ea ricordarmi di quella mi tira Messina poco innanzi ricordata, dove l'accidente avvenne.

[Voice: filomena]
[004] Erano adunque in Messinatre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il quale fu da San Gimignano; e avevano una loro sorella chiamata Elisabetta, giovane assai bella e costumata, la quale, che che se ne fosse cagione, ancora maritata non aveano. [005] E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in uno lor fondaco un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, che tutti i lor fatti guidava e faceva, il quale, essendo assai bello della persona e leggiadro molto, avendolo piú volte Lisabetta guatato, avvenne che egli le incominciò stranamente a piacere. Di che Lorenzo accortosi e una volta e altra, similmente, lasciati suoi altri innamoramenti di fuori, incominciò a porre l'animo a lei; e sí andò la bisogna che, piacendo l'uno all'altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi, fecero di quello che piú disiderava ciascuno.

[Voice: filomena]
[006] E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere, non seppero sí segretamente fare che una notte, andando Lisabetta là dove Lorenzo dormiva, che il maggior de' fratelli, senza accorgersene ella, non se ne accorgesse. Il quale, per ciò che savio giovane era, quantunque molto noioso gli fosse a ciò sapere, pur mosso da piú onesto consiglio, senza far motto o dir cosa alcuna, varie cose fra sé rivolgendo intorno a questo fatto, infino alla mattina seguente trapassò. [007] Poi, venuto il giorno, a' suoi fratelli ciò che veduto aveva la passata notte d' Elisabetta e di Lorenzo raccontò; e con loro insieme, dopo lungo consiglio, diliberò di questa cosa, acciò che né a loro né alla sirocchia alcuna infamia ne seguisse, di passarsene tacitamente e d'infignersi del tutto d'averne alcuna cosa veduta o saputa infino a tanto che tempo venisse nel quale essi, senza danno o sconcio di loro, questa vergogna, avanti che piú andasse innanzi, si potessero torre dal viso.

[Voice: filomena]
[008] E in tal disposizion dimorando, cosí cianciando e ridendo con Lorenzo come usati erano avvenne che, sembianti faccendo d'andare fuori della città a diletto tutti e tre, seco menaron Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che niuna persona se n'accorse. [009] E in Messina tornatisi dieder voce d'averlo per loro bisogne mandato in alcun luogo; il che leggiermente creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo attorno usati.

[Voice: filomena]
[010] Non tornando Lorenzo, e Lisabetta molto spesso e sollecitamente i fratei domandandone, sí come colei a cui la dimora lunga gravava, avvenne un giorno che, domandandone ella molto instantemente, che l'uno de' fratelli le disse: "Che vuol dir questo? che hai tu a far di Lorenzo, ché tu ne domandi cosí spesso? Se tu ne domanderai piú, noi ti faremo quella risposta che ti si conviene". [011] Per che la giovane dolente e trista, temendo e non sappiendo che, senza piú domandarne si stava, e assai volte la notte pietosamente il chiamava e pregava che ne venisse; e alcuna volta con molte lagrime della sua lunga dimora si doleva e senza punto rallegrarsi, sempre aspettando si stava.

[Voice: filomena]
[012] Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava ed essendosi alla fine piagnendo addormentata, Lorenzo l'apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e co' panni tutti stracciati e fracidi: e parvele che egli dicesse: [013] "O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t'atristi, e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso piú ritornarci, per ciò che l'ultimo dí che tu mi vedesti i tuoi fratelli m'uccisono". E disegnatole il luogo dove sotterato l'aveano, le disse che piú nol chiamasse né l'aspettasse, e disparve.

[Voice: filomena]
[014] La giovane destatasi, e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mattina levata, non avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli, propose di volere andare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l'era paruto. [015] E avuta la licenzia d'andare alquanto fuor della terra a diporto, in compagnia d'una che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva, quanto piú tosto poté là se n'andò; e tolte via foglie secche che nel luogo erano, dove men dura le parve la terra quivi cavò; né ebbe guari cavato, che ella trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto; per che manifestamente conobbe essere stata vera la sua visione. [016] Di che piú che altra femina dolorosa, conoscendo che quivi non era da piagnere, se avesse potuto volentier tutto il corpo n'avrebbe portato per dargli piú convenevole sepoltura; ma, veggendo che ciò esser non poteva, con un coltello il meglio che poté gli spiccò dallo 'mbusto la testa, e quella in uno asciugatoio inviluppata e la terra sopra l'altro corpo gittata, messala in grembo alla fante, senza essere stata da alcun veduta, quindi si dipartí e tornossene a casa sua.

[Voice: filomena]
[017] Quivi con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande e un bel testo, di questi ne' quali si pianta la persa o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sú la terra, sú vi piantò parecchi piedi di bellissimo basilico salernetano, e quegli da niuna altra acqua che o rosata o di fior d'aranci o delle sue lagrime non innaffiava giammai. [018] E per usanza avea preso di sedersi sempre a questo testo vicina, e quello con tutto il suo disidero vagheggiare, sí come quello che il suo Lorenzo teneva nascoso: e poi che molto vagheggiato l'avea, sopr'esso andatasene, cominciava a piagnere, e per lungo spazio, tanto che tutto il basilico bagnava, piagnea.

[Voice: filomena]
[019] Il basilico, sí per lo lungo e continuo studio, sí per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta che dentro v'era, divenne bellissimo e odorifero molto; e servando la giovane questa maniera del continuo, piú volte da' suoi vicin fu veduta. [020] Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli occhi le parevano della testa fuggiti, il disser loro: [021] "Noi ci siamo accorti, che ella ogni dí tiene la cotal maniera". Il che udendo i fratelli e accorgendosene, avendonela alcuna volta ripresa e non giovando, nascosamente da lei fecero portar via questo testo; il quale, non ritrovandolo ella, con grandissima instanzia molte volte richiese, e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò, né altro che il testo suo nella infermità domandava. [022] I giovani si maravigliavan forte di questo adimandare e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra, videro il drappo e in quello la testa non ancor sí consumata che essi alla capellatura crespa non conoscessero lei esser quella di Lorenzo. [023] Di che essi si maravigliaron forte e temettero non questa cosa si risapesse: e sotterrata quella, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono, se n'andarono a Napoli.

[Voice: filomena]
[024] La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando, piagnendo si morí; e cosí il suo disavventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcuno che compuose quel la canzone la quale ancora oggi si canta, cioè:

[Voice: ]
[025] Quale esso fu lo malo cristiano,
che mi furò la grasta, et cetera.

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