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Proemio

Prima Giornata

Seconda Giornata

Terza Giornata

Quarta Giornata

Quinta Giornata

Sesta Giornata

Settima Giornata

Ottava Giornata

    Introduzione

    Novella Prima

    Novella Seconda

    Novella Terza

    Novella Quarta

    Novella Quinta

    Novella Sesta

    Novella Settima

    Novella Ottava

    Novella Nona

    Novella Decima

    Conclusione

Nona Giornata

Decima Giornata

Conclusione dell'autore

Il Decamerone - Ottava Giornata - Conclusione

[Voice: author]
[001] Come Dioneo ebbe la sua novella finita, cosí Lauretta, conoscendo il termine esser venuto oltre al quale piú regnar non dovea, commendato il consiglio di Pietro Canigiano che apparve dal suo effetto buono e la sagacità di Salabaetto che non fu minore a mandarlo a essecuzione, levatasi la laurea di capo, in testa a Emilia la pose donnescamente dicendo: "Madonna, io non so come piacevole reina noi avrem di voi, ma bella la pure avrem noi: fate adunque che alle vostre bellezze l'opere sien rispondenti;"e tornossi a sedere.

[Voice: author]
[002] Emilia, non tanto dell'esser reina fatta quanto del vedersi cosí in pubblico commendare di ciò che le donne sogliono essere piú vaghe, un pochetto si vergognò e tal nel viso divenne qual in su l'aurora son le novelle rose; ma pur, poi che tenuti ebbe gli occhi alquanto bassi e ebbe il rossore dato luogo, avendo col suo siniscalco de' fatti pertinenti alla brigata ordinato, cosí cominciò a parlare: [003] "Dilettose donne, assai manifestamente veggiamo che, poi che i buoi alcuna parte del giorno hanno faticato sotto il giogo ristretti, quegli esser dal giogo alleviati e disciolti, e liberamente dove lor piú piace, per li boschi lasciati sono andare alla pastura: [004] e veggiamo ancora non esser men belli, ma molto piú, i giardini di varie piante fronzuti che i boschi ne' quali solamente querce veggiamo; per le quali cose io estimo, avendo riguardo quanti giorni sotto certa legge ristretti ragionato abbiamo, che, sí come a bisognosi, di vagare alquanto e vagando riprender forze a rientrar sotto il giogo non solamente sia utile ma oportuno. [005] E per ciò quello che domane, seguendo il vostro dilettevole ragionar, sia da dire non intendo di ristrignervi sotto alcuna spezialità, ma voglio che ciascun secondo che gli piace ragioni, fermamente tenendo che la varietà delle cose che si diranno non meno graziosa ne fia che l'avrete pur d'una parlato; e cosí avendo fatto, chi appresso di me nel reame verrà, sí come piú forti, con maggior sicurtà ne potrà nelle usate leggi ristrignere."[006] E detto questo, infino all'ora della cena libertà concedette a ciascuno.

[Voice: author]
[007] Commendò ciascun la reina delle cose dette sí come savia; e in piè drizzatisi, chi a un diletto e chi a un altro si diede: le donne a far ghirlande e a trastullarsi, i giovani a giucare e a cantare, e cosí infino all'ora della cena passarono. La quale venuta, intorno alla bella fontana con festa e con piacer cenarono, e dopo la cena al modo usato cantando e ballando si trastullarono. [008] Alla fine la reina, per seguire de' suoi predecessori lo stilo, non obstanti quelle che volontariamente avevan dette piú di loro, comandò a Panfilo che una ne dovesse cantare; il quale liberamente cosí cominciò:

[Voice: panfilo]
[009] Tanto è, Amore, il bene
ch'io per te sento, e l'allegrezza e 'l gioco,
ch'io son felice ardendo nel tuo foco.

[010] L'abondante allegrezza ch'è nel core,
dell'alta gioia e cara
nella qual m'hai recato,
non potendo capervi esce di fore,
e nella faccia chiara
mostra 'l mio lieto stato;
ch'essendo innamorato
in cosí alto e raguardevol loco
lieve mi fa lo star dov'io mi coco.

[011] Io non so col mio canto dimostrare,
né disegnar col dito,
Amore, il ben ch'io sento;
e s'io sapessi, mel convien celare;
ché, s'el fosse sentito,
torneria in tormento:
ma io son sí contento,
ch'ogni parlar sarebbe corto e fioco
pria n'avessi mostrato pure un poco.

[012] Chi potrebbe estimar che le mie braccia
aggiugnesser già mai
là dov'io l'ho tenute,
e ch'io dovessi giunger la mia faccia
là dov'io l'accostai
per grazia e per salute?
Non mi sarien credute
le mie fortune; ond'io tutto m'infoco,
quel nascondendo ond'io m'allegro e gioco.

[Voice: author]
[013] La canzone di Panfilo aveva fine, alla quale quantunque per tutti fosse compiutamente risposto, niun ve n'ebbe che, con piú attenta sollecitudine che a lui non apparteneva, non notasse le parole di quella, ingegnandosi di quello volersi indovinare che egli di convenirgli tener nascoso cantava; e quantunque varii varie cose andassero imaginando, niun per ciò alla verità del fatto pervenne. Ma la reina, poi che vide la canzon di Panfilo finita e le giovani donne e gli uomini volentier riposarsi, comandò che ciascuno se n'andasse a dormire.

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