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The Decameron, Conclusione dell'autore

[004]Ma presuppognamo che cosí sia, ché non intendo di piatir con voi, che mi vincereste, dico, a rispondere perché io abbia ciò fatto, assai ragion vengon prontissime. Primieramente se alcuna cosa in alcuna n'è, la qualità delle novelle l'hanno richesta, le quali se con ragionevole occhio da intendente persona fian riguardate, assai aperto sarà conosciuto, se io quelle della lor forma trar non avessi voluto, altramenti raccontar non poterlo. [005] E se forse pure alcuna particella è in quelle, alcuna paroletta piú liberale che forse a spigolistra donna non si conviene, le quali piú le parole pesan che' fatti e piú d'apparer s'ingegnan che d'esser buone, dico che piú non si dee a me esser disdetto d'averle scritte, che generalmente si disdica agli uomini e alle donne di dir tutto dì 'foro' e 'caviglia' e 'mortaio' e 'pestello' e 'salciccia' e 'mortadello', e tutto pien di simiglianti cose. [006] Sanza che alla mia penna non dee essere meno d'autorità conceduta che sia al pennello del dipintore, il quale senza alcuna riprensione, o almen giusta, lasciamo stare che egli faccia a san Michele ferire il serpente con la spada o con la lancia, e a san Giorgio il dragone dove gli piace; ma egli fa Cristo maschio ed Eva femina, e a Lui medesimo che volle per la salute della umana generazione sopra la croce morire, quando con un chiovo e quando con due i piè gli conficca in quella.