back to decameron web        
character search place search word search italian text back to the texts home page  

[back]

Ottava Giornata., Novella Settima

[114]E sentendosi cuocere e alquanto movendosi, parve nel muoversi che tutta la cotta pelle le s'aprisse, e ischiantasse, come veggiamo avvenire d'una carta di pecora abruciata, se altri la tira: e oltre a questo, le doleva sí forte la testa, che pareva che le si spezzasse: il che niuna maraviglia era. [115] E il battuto della torre era fervente tanto, che ella né co' piedi né con altro vi poteva trovar luogo: per che, senza star ferma, or qua or là si tramutava piagnendo. [116] E oltre a questo, non faccendo punto di vento, v'erano mosche e tafani in grandissima quantità abbondanti, li quali, ponendolesi sopra le carni aperte, sí fieramente la stimolavano, che ciascuna le pareva una puntura d'uno spuntone: per che ella di menare le mani attorno non restava niente, sé, la sua vita, il suo amante e lo scolare sempre maladicendo. [117] E cosí essendo dal caldo inestimabile, dal sole, dalle mosche e da' tafani, e ancor dalla fame ma molto piú dalla sete e per aggiunta da mille noiosi pensieri angosciata e stimolata e trafitta, in piè dirizzata cominciò a guardare se vicin di sé o vedesse o udisse alcuna persona, disposta del tutto, che che avvenire ne le dovesse, di chiamarla e di domandare aiuto. [118] Ma anche questo l'aveva la sua nimica fortuna tolto.