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Ottava Giornata., Novella Settima

[097] A cui lo scolare, che a diletto la teneva a parole, rispose: "Madonna, la tua fede non si rimise ora nelle mie mani per amore che tu mi portassi ma per racquistar quello che tu perduto avevi, e per ciò niuna cosa merita altro che maggior male: e mattamente credi, se tu credi questa sola via, senza piú, essere alla disiderata vendetta da me, oportuna stata. [098] Io n'aveva mille altre, e mille lacciuoli, col mostrar d'amarti t'aveva tesi intorno a' piedi, né guari di tempo era a andare, che di necessità, se questo avvenuto non fosse, ti convenia in uno incappare, né potevi incappare in alcuno, che in maggior pena e vergogna che questa non ti fia caduta non fossi: e questo presi non per agevolarti, ma per esser piú tosto lieto. [099] E dove tutti mancati mi fossero, non mi fuggiva la penna, con la quale tante e sí fatte cose di te scritte avrei e in sí fatta maniera, che, avendole tu risapute ché l'avresti, avresti il dí mille volte disiderato di mai non esser nata. Le forze della penna sono troppo maggiori che coloro non estimano che quelle con conoscimento provate non hanno. [100] Io giuro a Dio (e se Egli di questa vendetta che io di te prendo mi faccia allegro infin la fine come nel cominciamento m'ha fatto) che io avrei di te scritte cose che, non che dell'altre persone ma di te stessa vergognandoti, per non poterti vedere t'avresti cavati gli occhi: e per ciò non rimproverare al mare d'averlo fatto crescere il piccolo ruscelletto. [101] Del tuo amore o che tu sii mia, non ho io, come già dissi, alcuna cura: sieti pur di colui di cui stata se', se tu puoi; il quale come io già odiai, cosí al presente amo riguardando a ciò che egli ha ora verso te operato. [102]Voi v'andate innamorando e disiderate l'amor de' giovani, per ciò che alquanto con le carni piú vive e con le barbe piú nere gli vedete e sopra sé andare e carolare e giostrare: le quali cose tutte ebber coloro che piú alquanto attempatisono e quel sanno che coloro hanno a imparare. E oltre a ciò gli stimate miglior cavalieri e far di piú miglia le lor giornate che gli uomini piú maturi. [103] Certo io confesso che essi con maggior forza scuotono i pilliccioni, ma gli attempati, sí come esperti, sanno meglio i luoghi dove stanno le pulci, e di gran lunga è da elegger piú tosto il poco e saporito che il molto e insipido; e il trottar forte rompe e stanca altrui, quantunque sia giovane, dove il soavemente andare, ancora che alquanto piú tardi altrui meni all'albergo, egli il vi conduce almen riposato. [104] Voi non v'accorgete, animali senza intelletto, quanto di male sotto quella poca di bella apparenza stea nascoso. Non sono i giovani d'una contenti, ma quante ne veggono tante ne disiderano, di tante par loro esser degni; per che essere non può stabile il loro amore, e tu ora ne puoi per pruova esser verissima testimonia. [105] E par loro esser degni d'esser reveriti e careggiati dalle loro donne, né altra gloria hanno maggiore che il vantarsi di quelle che hanno avute: il qual fallo già sotto a' frati, che nol ridicono, ne mise molte. Benché tu dichi che mai i tuoi amori non seppe altri che la tua fante e io, tu il sai male e mal credi se cosí credi: la sua contrada quasi di niuna altra cosa ragiona, e la tua; ma le piú volte è l'ultimo, a cui cotali cose agli orecchi pervengono, colui a cui elle appartengono. Essi ancora vi rubano, dove dagli attempati v'è donato. [106] Tu adunque, che male eleggesti, sieti di colui a cui tu ti desti, e me, il quale schernisti, lascia stare a altrui, ché io ho trovata donna da molto piú che tu non se', che meglio n'ha conosciuto che tu non facesti. [107] E acciò che tu del disidero degli occhi miei possi maggior certezza nell'altro mondo portare che non mostra che tu in questo prenda dalle mie parole, gittati giú pur tosto, e l'anima tua, sí come io credo già ricevuta nelle braccia del diavolo, potrà vedere se gli occhi miei d'averti veduta strabocchevolmente cadere si saranno turbati o no. [108] Ma per ciò che io credo che di tanto non mi vorrai far lieto, ti dico che, se il sole ti comincia a scaldare, ricorditi del freddo che tu a me facesti patire, e se con cotesto caldo il mescolerai, senza fallo il sol sentirai temperato."