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Ottava Giornata., Novella Settima

[080] Lo scolare, con fiero animo seco la ricevuta ingiuria rivolgendo e veggendo piagnere e pregare, a un'ora aveva piacere e noia nell'animo: piacere della vendetta la quale piú che altra cosa disiderata avea, e noia sentiva movendolo la umanità sua a compassion della misera; ma pur, non potendo la umanità vincere la fierezza dello appetito, rispose: [081] "Madonna Elena, se i miei prieghi, li quali nel vero io non seppi bagnar di lagrime né far melati come tu ora sai porgere i tuoi, m'avessero impetrato, la notte che io nella tua corte di neve piena moriva di freddo, di potere essere stato messo da te pure un poco sotto il coperto, leggier cosa mi sarebbe al presente i tuoi esaudire; [082] ma se cotanto or piú che per lo passato del tuo onor ti cale e ètti grave il costà su ignuda dimorare, porgi cotesti prieghi a colui nelle cui braccia non t'increbbe, quella notte che tu stessa ricordi, ignuda stare, me sentendo per la tua corte andare i denti battendo e scalpitando la neve, e a lui ti fa aiutare, a lui ti fa i tuoi panni recare, a lui ti fa por la scala per la qual tu scenda, in lui t'ingegna di mettere tenerezza del tuo onore, per cui quel medesimo, e ora e mille altre volte, non hai dubitato di mettere in periglio. [083] Come nol chiami tu che ti venga a aiutare? e a cui appartiene egli piú che a lui? Tu se' sua: e quali cose guarderà egli o aiuterà, se egli non guarda e aiuta te? Chiamalo, stolta che tu se', e pruova se l'amore il quale tu gli porti e il tuo senno col suo ti possono dalla mia sciocchezza liberare; la qual, sollazzando con lui, domandasti quale gli pareva maggiore o la mia sciocchezza o l'amor che tu gli portavi. [084] Né essere a me ora cortese di ciò che io non disidero né negare il mi puoi se io il disiderassi: al tuo amante le tue notti riserba, se egli avvien che tu di qui viva ti parti; tue sieno e di lui: io n'ebbi troppo d'una, e bastimi d'essere stato una volta schernito. [085] E ancora, la tua astuzia usando nel favellare, t'ingegni col commendarmi la mia benivolenzia acquistare e chiamimi gentile uomo e valente, e tacitamente, che io come magnanimo mi ritragga dal punirti della tua malvagità t'ingegni di fare; ma le tue lusinghe non m'adombreranno ora gli occhi dello 'ntelletto, come già fecero le tue disleali promessioni; io mi conosco, né tanto di me stesso apparai mentre dimorai a Parigi, quanto tu in una sola notte delle tue mi facesti conoscere. [086] Ma presupposto che io pur magnammo fossi, non se' tu di quelle in cui la magnanimità debba i suoi effetti mostrare: la fine della penitenzia nelle salvatiche fiere come tu se', e similmente della vendetta, vuole esser la morte, dove negli uomini quel dee bastare che tu dicesti. [087] Per che, quantunque io aquila non sia, te non colomba ma velenosa serpe conoscendo, come antichissimo nemico con ogni odio e con tutta la forza di perseguire intendo, con tutto che questo che io ti fo non si possa assai propiamente vendetta chiamare ma piú tosto gastigamento, in quanto la vendetta dee trapassar l'offesa, e questo non v'agiugnerà: [088] per ciò che se io vendicar mi volessi, riguardando a che partito tu ponesti l'anima mia, la tua vita non mi basterebbe togliendolati, né cento altre alla tua simiglianti, per ciò che io ucciderei una vile e cattiva e rea feminetta. [089] E da che diavol, togliendo via cotesto tuo pochetto di viso, il quale pochi anni guasteranno riempiendolo di crespe, se' tu piú che qualunque altra dolorosetta fante? dove per te non rimase di far morire un valente uomo, come tu poco avanti mi chiamasti, la cui vita ancora potrà piú in un dí essere utile al mondo che centomilia tue pari non potranno mentre il mondo durar dee. [090]Insegnerotti adunque con questa noia che tu sostieni che cosa sia lo schernir gli uomini che hanno alcun sentimento e che cosa sia lo schernir gli scolari; e darotti materia di giammai piú in tal follia non cader, se tu campi. [091] Ma se tu n'hai cosí gran voglia di scendere, ché non te ne gitti tu in terra? E a un'ora con lo aiuto di Dio, fiaccandoti tu il collo, uscirai della pena nella quale esser ti pare e me farai il piú lieto uomo del mondo. Ora io non ti vo' dir piú: io seppi tanto fare che io costà su ti feci salire; sappi tu ora tanto fare che tu ne scenda, come tu mi sapesti beffare."