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Quarta Giornata, Introduzione

[012] Che nella nostra città, già è buon tempo passato, fu un cittadino, il qual fu nominato Filippo Balducci, uomo di condizione assai leggiere, ma ricco e bene inviato ed esperto nelle cose quanto lo stato suo richiedea; e aveva una sua donna moglie, la quale egli sommamente amava, ed ella lui, e insieme in riposata vita si stavano, a niun'altra cosa tanto studio ponendo quanto in piacere interamente l'uno all'altro. [013] Ora avvenne, sí come di tutti avviene, che la buona donna passò di questa vita, né altro di sé a Filippo lasciò che un solo figliuolo di lui conceputo, il quale forse d'età di due anni era. [014] Costui per la morte della sua donna tanto sconsolato rimase, quanto mai alcuno altro amata cosa perdendo rimanesse. E veggendosi di quella compagnia la quale egli piú amava rimaso solo, del tutto si dispose di non volere piú essere al mondo, ma di darsi al servigio di Dio, e il simigliante fare del suo piccol figliuolo. [015]Per che, data ogni sua cosa per Dio, senza indugio se n'andò sopra Monte Asinaio, e quivi in una piccola celletta si mise col suo figliuolo, col quale di limosine in digiuni e in orazioni vivendo, sommamente si guardava di non ragionare là dove egli fosse d'alcuna temporal cosa né di lasciarnegli alcuna vedere, acciò che esse da cosí fatto servigio nol traessero, ma sempre della gloria di vita etterna e di Dio e de' santi gli ragionava, nulla altro che sante orazioni insegnandoli. E in questa vita molti anni il tenne, mai della cella non lasciandolo uscire, né alcuna altra cosa che sè dimostrandogli.