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Quarta Giornata, Novella Sesta

[013] Gabriotto udendo questo se ne rise, e disse che grande sciocchezza era porre ne' sogni alcuna fede, per ciò che o per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno, ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno; e appresso disse: [014] "Se io fossi voluto andar dietro a' sogni, io non ci sarei venuto, non tanto per lo tuo quanto per uno che io altressí questa notte passata ne feci, il qual fu, che a me pareva essere in una bella e dilettevol selva e in quella andar cacciando e aver presa una cavriuola tanto bella e tanto piacevole quanto alcuna altra se ne vedesse giammai; e pareami che ella fosse piú che la neve bianca, e in brieve spazio divenisse sí mia dimestica, che punto da me non si partiva. [015] Tuttavia a me pareva averla sí cara che, acciò che da me non si partisse, le mi pareva nella gola aver messo un collar d'oro, e quella con una catena d'oro tener colle mani. [016] E appresso questo mi pareva che, riposandosi questa cavriuola una volta e tenendomi il capo in seno, uscisse non so di che parte una veltra nera come carbone, affamata e spaventevole molto nella apparenza, e verso me se ne venisse; alla quale niuna resistenza mi parea fare; per che egli mi pareva che ella mi mettesse il muso in seno nel sinistro lato, e quello tanto rodesse che al cuor perveniva, il quale pareva che ella mi strappasse per portarsel via. [017]Di che io sentiva sí fatto dolore che il mio sonno si ruppe, e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi il lato se niente v'avessi; ma mal non trovandomi, mi feci beffe di me stesso che cercato v'avea. Ma che vuol questo per ciò dire? De' cosí fatti e de' piú spaventevoli assai n'ho già veduti, né per ciò cosa del mondo piú né meno me n'è intervenuto; e per ciò lasciagli andare e pensiamo di darci buon tempo".