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Terza Giornata, Novella Nona

[057] E sentendo le donne e' cavaleri nel palagio del conte adunati per dovere andare a tavola, senza mutare abito, con questi suoi figlioletti in braccio salita in su la sala, tra uomo e uomo là se n'andò dove il conte vide, e gittataglisi a' piedi disse piagnendo: [058]"Signor mio, io sono la tua sventurata sposa, la quale, per lasciar te tornare e stare in casa tua, lungamente andata son tapinando. Io ti richeggio per Dio che le condizioni postemi per li due cavalieri che io ti mandai, tu le mi osservi: e ecco nelle mie braccia non un sol figliuol di te, ma due, ed ecco qui il tuo anello. Tempo è adunque che io debba da te, sí come moglie esser ricevuta secondo la tua promessa."