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Terza Giornata, Novella Settima

[030] Disse allora il pellegrino: "Madonna, questo è sol quel peccato che ora vi tribola. Io so fermamente che Tedaldo non vi fece forza alcuna: quando voi di lui v'innamoraste, di vostra propria volontà il faceste, piacendovi egli; e, come voi medesima voleste, a voi venne e usò la vostra dimestichezza, nella quale e con parole e con fatti tanta di piacevolezza gli mostraste che, se egli prima v'amava, in ben mille doppi faceste l'amor raddoppiare. [031] E se cosí fu, che so che fu, qual cagion vi dovea poter muovere a torglivi cosí rigidamente? Queste cose si volevan pensare innanzi tratto; e se credevate dovervene, come di mal far, pentere, non farle. Cosí come egli divenne vostro, cosí diveniste voi sua. [032] Che egli non fosse vostro potavate voi fare ad ogni vostro piacere, sí come del vostro, ma il voler tor voi a lui, che sua eravate, questa era ruberia e sconvenevole cosa, dove sua volontà stata non fosse. [033] Or voi dovete sapere che io son frate, e per ciò li loro costumi io conosco tutti; e se io ne parlo alquanto largo ad utilità di voi, non mi si disdice come farebbe ad un altro, ed egli mi piace di parlarne, acciò che per innanzi meglio li conosciate che per addietro non pare che abbiate fatto. [034] Furon già i frati santissimi e valenti uomini, ma quegli che oggi frati si chiamano e cosí vogliono esser tenuti, niuna altra cosa hanno di frate se non la cappa, né quella altressí è di frate, per ciò che, dove dagl'inventori de' frati furono ordinate strette e misere e di grossi panni e dimostratrici dello animo, il quale le temporali cose disprezzate avea quando il corpo in cosí vile abito avviluppava, essi oggi le fanno larghe e doppie e lucide e di finissimi panni, e quelle in forma hanno recate leggiadria e pontificale, in tanto che paoneggiar con esse nelle chiese e nelle piazze, come con le loro robe i secolari fanno, non si vergognano [035] E quale col giacchio il pescatore d'occupare nel fiume molti pesci ad un tratto, cosí costoro colle fimbrie ampissime avvolgendosi, molte pinzochere, molte vedove, molte altre sciocche femine e uomini d'avvilupparvi sotto s'ingegnano, ed è lor maggior sollicitudine che d'altro esercizio. E per ciò, acciò ch'io piú vero parli, non le cappe de' frati hanno costoro, ma solamente i colori delle cappe. [036] E dove gli antichi la salute disideravan degli uomini, quegli d'oggi disiderano le femine e le ricchezze; e tutto il loro studio hanno posto e pongono in ispaventare con romori e con dipinture le menti delli sciocchi e in mostrare che con limosine i peccati si purghino e colle messe, acciò che a loro, che per viltà, non per divozione, sono rifuggiti a farsi frati, e per non durar fatica, porti questi il pane, colui mandi il vino, quello altro faccia la pietanza per l'anima de' lor passati. [037] E certo egli è il vero che le elimosine e le orazion purgano i peccati; ma se coloro che le fanno vedessero a cui le fanno o il conoscessero, piú tosto o a sé il guarderieno o dinanzi ad altrettanti porci il gitterieno. E per ciò che essi conoscono, quanti meno sono i possessori d'una gran ricchezza, tanto piú stanno ad agio, ogn'uno con romori e con ispaventamenti s'ingegna di rimuovere altrui da quello a che esso di rimaner solo disidera. [038] Essi sgridano contra gli uomini la lussuria, acciò che, rimovendosene gli sgridati, agli sgridatori rimangano le femine; essi dannan l'usura e i malvagi guadagni, acciò che, fatti restitutori di quegli, si possano fare le cappe piú larghe, procacciare i vescovadi e l'altre prelature maggiori, di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. [039] E quando di queste cose e di molte altre che sconce fanno ripresi sono, l'avere risposto: "Fate quello che noi diciamo e non quello che noi facciamo"estimano che sia degno scaricamento d'ogni grave peso, quasi piú alle pecore sia possibile l'esser costanti e di ferro che a' pastori. E quanti sien quegli a' quali essi fanno cotal risposta, che non la intendono per lo modo che essi la dicono, gran parte di loro il sanno. [040] Vogliono gli odierni frati che voi facciate quello che dicono, cioè che voi empiate loro le borse di denari, fidiate loro i vostri segreti, serviate castità, siate pazienti, perdoniate le 'ngiurie, guardiatevi del mal dire: cose tutte buone, tutte oneste, tutte sante; ma queste perché? Perché essi possan far quello che, se i secolari faranno, essi far non potranno. [041] Chi non sa che senza denari la poltroneria non può durare? Se tu ne' tuoi diletti spenderai i denari, il frate non potrà poltroneggiar nell'Ordine; se tu andrai alle femine da torno, i frati non avranno lor luogo; se tu non sarai paziente o perdonator d'ingiurie, il frate non ardirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia. Perché vo io dietro a ogni cosa? [042]Essi s'accusano quante volte nel cospetto degl'intendenti fanno quella scusa. Perché non si stanno egli innanzi a casa, se astinenti e santi non si credon potere essere? o se pure a questo dar si vogliono, perché non seguitano quell'altra santa parola dell'Evangelio: "Incominciò Cristo a fare e a insegnare"? [043] Facciano in prima essi, poi ammaestrin gli altri. Io n'ho de' miei dí mille veduti vagheggiatori, amatori, visitatori, non solamente delle donne secolari ma de' monisteri; e pur di quegli che maggior romor fanno in su i pergami! A quegli adunque cosí fatti andrem dietro? Chi 'l fa, fa quel che vuole, ma Idio sa se egli fa saviamente. [044] Ma posto pur che in questo sia da concedere ciò che il frate che vi sgridò disse, cioè che gravissima colpa sia rompere la matrimonial fede, non è molto maggiore il rubare uno uomo? non è molto maggiore l'ucciderlo o il mandarlo in essilio tapinando per lo mondo? [045] Questo concederà ciascuno. L'usare la dimestichezza d'uno uomo una donna è peccato naturale; il rubarlo o l'ucciderlo o il discacciarlo da malvagità di mente procede. Che voi rubaste Tedaldo già di sopra v'è dimostrato, togliendoli voi, che sua di vostra spontanea volontà eravate divenuta. [046] Appresso dico che, in quanto in voi fu, voi l'uccideste, per ciò che per voi non rimase, mostrandovi ogn'ora piú crudele, che egli non s'uccidesse colle sue mani; e la legge vuole che colui che è cagione del male che si fa sia in quella medesima colpa che colui che 'l fa. [047] E che voi del suo essilio e dell'essere andato tapin per lo mondo sette anni non siate cagione, questo non si può negare, sí che molto maggiore peccato avete commesso in qualunque s'è l'una di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza non commettavate. Ma veggiamo: forse che Tedaldo meritò queste cose? Certo non fece: voi medesima già confessato l'avete; senza che io so che egli piú che sé v'ama. [048] Niuna cosa fu mai tanto onorata, tanto esaltata, tanto magnificata quanto eravate voi sopra ogn'altra donna da lui, se in parte si trovava dove onestamente e senza generar sospetto di voi potea favellare. Ogni suo bene, ogni suo onore, ogni sua libertà, tutta nelle vostre mani era da lui rimessa. [049] Non era egli nobile giovane? non era egli tra gli altri suoi cittadin bello? non era egli valoroso in quelle cose che a' giovani s'appartengono? non amato, non avuto caro, non volentier veduto da ogni uomo? [050] Né di questo direte di no. Adunque come, per detto d'un fraticello pazzo bestiale e invidioso, poteste voi alcun proponimento crudele pigliare contro a lui? [051] Io non so che errore s'è quello delle donne, le quali gli uomini schifano e prezzangli poco; dove esse, pensando a quello che elle sono e quanta e qual sia la nobiltà da Dio oltre ad ogn'altro animale data all'uomo, si dovrebbon gloriare quando da alcuno amate sono, e colui aver sommamente caro e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli, acciò che da amarla non si rimovesse giammai. [052] Il che come voi faceste, mossa dalle parole d'un frate, il qual per certo doveva esser alcun brodaiuolo manicator di torte, voi il vi sapete; e forse disiderava egli di porre sé in quello luogo, onde egli s'ingegnava di cacciar altrui. [053] Questo peccato adunque è quello, che la divina giustizia, la quale con giusta bilancia tutte le sue operazion mena ad effetto, non ha voluto lasciare impunito; e cosí come voi senza ragione v'ingegnaste di tor voi medesima a Tedaldo, cosí il vostro marito senza ragione per Tedaldo è stato ed è ancora in pericolo, e voi in tribulazione. [054] Dalla quale se liberata esser volete, quello che a voi conviene promettere e molto maggiormente fare, è questo: se mai avviene che Tedaldo dal suo lungo sbandeggiamento qui torni, la vostra grazia, il vostro amore, la vostra benivolenzia e dimestichezza gli rendiate e in quello stato il ripognate nel quale era avanti che voi scioccamente credeste al matto frate."