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Terza Giornata, Novella Sesta

[043]Il che Catella udendo e conoscendolo alla voce, subitamente si volle gittare del letto, ma non poté; ond'ella volle gridare; ma Ricciardo le chiuse con l'una delle mani la bocca, e disse: "Madonna, egli non può oggimai essere che quello che è stato non sia pure stato, se voi gridaste tutto il tempo della vita vostra; e se voi criderete o in alcuna maniera farete che questo si senta mai per alcuna persona, due cose ne avverranno. [044] L'una fia, di che non poco vi dee calere, che il vostro onore e la vostra buona fama fia guasta, per ciò che, come che voi diciate che io qui ad inganno v'abbia fatta venire, io dirò che non sia vero, anzi vi ci abbia fatta venire per denari e per doni che io v'abbia promessi, li quali per ciò che cosí compiutamente dati non v'ho come speravate, vi siete turbata e queste parole e questo romor ne fate: e voi sapete che la gente è piú acconcia a credere il male che il bene; e per ciò non fia men tosto creduto a me che a voi. [045] Appresso questo, ne seguirà tra vostro marito e me mortal nimistà, e potrebbe sí andare la cosa che io ucciderei altressí tosto lui, come egli me; di che mai voi non dovreste esser poi né lieta né contenta. E per ciò, cuor del corpo mio, non vogliate ad una ora vituperar voi e mettere in pericolo e in briga il vostro marito e me. [046] Voi non siete la prima, né sarete l'ultima, la quale è ingannata, né io non v'ho ingannata per torvi il vostro ma per soverchio amore che io vi porto e son disposto sempre a portarvi, e ad essere vostro umilissimo servidore. E come che sia gran tempo che io e le mie cose e ciò che io posso e vaglio vostre state sieno e al vostro servigio, io intendo che da quinci innanzi sien piú che mai. Ora, voi siete savia nell'altre cose, e cosí son certo che sarete in questa."