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Terza Giornata, Novella Sesta

[039] Ricciardo in sé medesimo godeva di queste parole, e senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e piú che mai le faceva le carezze grandi; per che ella, seguendo il suo parlar, diceva: "Sí, tu mi credi ora con tue carezze infinte lusingare, can fastidioso che tu se', e rappacificare e racconsolare; tu se' errato; io non sarò mai di questa cosa consolata, infino a tanto che io non te ne vitupero in presenzia di quanti parenti e amici e vicini noi abbiamo. [040] Or non sono io, malvagio uomo, cosí bella come sia la moglie di Ricciardo Minutolo? Non son io cosí gentil donna? Ché non rispondi, sozzo cane? Che ha colei piú di me? Fatti in costà, non mi toccare, che tu hai troppo fatto d'arme per oggi. [041]Io so bene che oggi mai, poscia che tu conosci chi io sono, che tu ciò che tu facessi faresti a forza: ma, se Dio mi dea la grazia sua, io te ne farò ancor patir voglia; e non so a che io mi tengo che io non mando per Ricciardo, il qual piú che sé m'ha amata e mai non poté vantarsi che io il guatassi pure una volta; e non so che male si fosse a farlo. Tu hai creduto avere la moglie qui, ed è come se avuta l'avessi, in quanto per te non è rimaso; dunque, se io avessi lui, non mi potresti con ragione biasimare."