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Seconda Giornata, Novella Nona

[042] La donna, rimasa sola e sconsolata, come la notte fu venuta, contraffatta il piú che poté n'andò a una villetta ivi vicina; e quivi da una vecchia procacciato quello che le bisognava, racconciò il farsetto a suo dosso, e fattol corto e fattosi della sua camiscia un paio di pannilini e i capelli tondutisi e trasformatasi tutta in forma d'un marinaro, verso il mare se ne venne, dove per avventura trovò un gentile uom catalano, il cui nome era segner En Cararh, il quale d'una sua nave, la quale alquanto di quivi era lontana, in Alba disceso era a rinfrescarsi a una fontana. [043]Col quale entrata in parole, con lui s'acconciò per servidore e salissene sopra la nave faccendosi chiamare Sicuran da Finale. Quivi, di miglior panni rimesso in arnese dal gentile uomo, lo 'ncominciò a servir sí bene e sí acconciamente, che egli gli venne oltre modo a grado. [044] Avvenne, ivi a non guari tempo che questo catalano con un suo carico navicò in Alessandria e portò certi falconi pellegrini al soldano, e presentogliele: al quale il soldano avendo alcuna volta dato mangiare e veduti i costumi di Sicurano, che sempre a servir l'andava, e piaciutigli, al catalano il dimandò, e quegli, ancora che grave gli paresse, gliele lasciò.