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The Decameron

Proemio

Prima Giornata

Seconda Giornata

Terza Giornata

Quarta Giornata

Quinta Giornata

Sesta Giornata

Settima Giornata

Ottava Giornata.

Nona Giornata.

    Introduzione

    Novella Prima

    Novella Seconda

    Novella Terza

    Novella Quarta

    Novella Quinta

    Novella Sesta

    Novella Settima

    Novella Ottava

    Novella Nona

    Novella Decima

    Conclusione

Decima Giornata.

Conclusione dell'autore

Conclusione

[Voice: author]
[001] Quanto di questa novella si ridesse, meglio dalle donne intesa che Dioneo non voleva, colei sel pensi che ancora ne riderà. [002] Ma essendo le novelle finite e il sole già cominciando a intiepidire, e la reina, conoscendo il fine della sua signoria esser venuto, in piè levatasi e trattasi la corona, quella in capo mise a Panfilo, il quale solo di cosí fatto onore restava ad onorare, e sorridendo disse: "Signor mio, gran carico ti resta, sí come è l'avere il mio difetto e degli altri che il luogo hanno tenuto che tu tieni, essendo tu l'ultimo, a emandare: di che Idio ti presti grazia, come a me l'ha prestato di farti re."

[Voice: author]
[003] Panfilo, lietamente l'onor ricevuto, rispose: "La vostra virtú e degli altri miei subditi farà sí, che io, come gli altri sono stati, sarò da lodare"; e secondo il costume de' suoi predecessori col siniscalco delle cose oportune avendo disposto, alle donne aspettanti si rivolse e disse: [004] "Innamorate donne, la discrezion d' Emilia, nostra reina stata questo giorno, per dare alcun riposo alle vostre forze arbitrio vi diè di ragionare quel che piú vi piacesse; per che, già riposati essendo, giudico che sia da ritornare alla legge usata, e per ciò voglio che domane ciascuna di voi pensi di ragionare sopra questo, cioè: di chi liberalmente ovvero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a' fatti d'amore o d'altra cosa. [005] Queste cose e dicendo e udendo senza dubbio gli animi vostri ben disposti a valorosamente adoperare accenderà: ché la vita nostra, che altro che brieve esser non puote nel mortal corpo, si perpetuerà nella laudevole fama; il che ciascuno che al ventre solamente, a guisa che le bestie fanno, non serve, dee non solamente desiderare ma con ogni studio cercare e operare."

[Voice: author]
[006] La tema piacque alla lieta brigata, la quale con licenzia del nuovo re tutta levatasi da sedere, agli usati diletti si diede, ciascuno secondo quello a che piú dal desidero era tirato; [007] e cosí fecero insino all'ora della cena. Alla quale con festa venuti, e serviti diligentemente e con ordine, dopo la fine di quella si levarono a' balli costumati, e forse mille canzonette piú sollazzevoli di parole che di canto maestrevoli avendo cantate, comandò il re a Neifile che una ne cantasse a suo nome; la quale con voce chiara e lieta cosí piacevolmente e senza indugio incominciò:

[Voice: neifile]
[008] Io mi son giovinetta, e volentieri
m'allegro e canto en la stagion novella,
merzé d'amore e de' dolci pensieri.

[009] Io vo pe' verdi prati riguardando
i bianchi fiori e' gialli e i vermigli,
le rose in su le spine e' bianchi gigli,
e tutti quanti gli vo somigliando
al viso di colui che me amando
ha presa e terrà sempre, come quella
ch'altro non ha in disio che' suoi piaceri.

[010] De' quali quand'io ne truovo alcun che sia,
al mio parer, ben simile di lui,
il colgo e bascio e parlomi con lui:
e com'io so, cosí l'anima mia
tututta gli apro e ciò che 'l cor disia:
quindi con altri il metto in ghirlandella
legato co' miei crin biondi e leggieri.

[011] E quel piacer che di natura il fiore
agli occhi porge, quel simil mel dona
che s'io vedessi la propia persona
che m'ha accesa del suo dolce amore:
quel che mi faccia piú il suo odore
esprimer nol potrei con la favella,
ma i sospir ne son testimon veri.

[012] Li quai non escon già mai del mio petto,
come dell'altre donne, aspri né gravi,
ma se ne vengon fuor caldi e soavi
e al mio amor sen vanno nel cospetto:
il qual, come gli sente, a dar diletto
di sé a me si move e viene in quella
ch'i' son per dir: "Deh! vien, ch'i' non disperi".

[Voice: author]
[013] Assai fu e dal re e da tutte le donne commendata la canzonetta di Neifile; appresso alla quale, per ciò che già molta notte andata n'era, comandò il re che ciascuno per infino al giorno s'andasse a riposare.

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